Uomini che odiano gli stupidi

martedì, 26. gennaio 2010 - 11:42 pm

La presentazione del libro di Fabio Ghioni a cui ho partecipato ieri si è tramutata in breve in una discussione sulla stupidità umana. Il punto di vista dell’autore di ‘Hacker Republic’, che ricalca peraltro quello espresso da Lisbeth Salander in ‘Uomini che odiano le donne‘ e seguenti, è semplice: chi si avvale di strumenti informatici o tecnologici senza conoscerne i rischi e le vulnerabilità, commette peccato di stupidità. Esempio: il procuratore porta a casa alcuni fascicoli, ci lavora collegato a Internet con il proprio pc personale e tac, gli hacker violano la sua rete domestica, gli entrano nel laptop e gli sniffano tutte le password per la rete informatica della procura; per Ghioni, e ancor prima per Stieg Larsson, quel procuratore è simbolo della stupidità umana.

Non sono d’accordo: il procuratore, al massimo, è simbolo di ignoranza o, meglio, di mancata conoscenza dei limiti nella funzionalità di un sistema informatico. Lo penso e l’ho detto chiaramente, guadagnando un’occhiataccia da parte dell’autore. Eppure, sono convinto, a differenza di Ghioni e forse di Larsson, che il male del mondo non sia la stupidità, ma l’ignoranza, la mancanza di conoscenza, tanto nell’informatica quanto in ogni altro momento  della civile convivenza o della tecnica. Sono quasi certo, e l’ho detto, che il procuratore creato da Stieg Larsson, se messo a conoscenza dei rischi di un collegamento a Internet in maniera non protetta, non avrebbe mai e poi mai ‘lavorato da casa’ sui fascicoli e sulla intranet della procura. Perché nessuno è stupido a tal punto.

Nel mio (polemico, lo ammetto) intervento conclusivo alla presentazione del libro,non mi sono trovato d’accordo anche con un concetto introdotto da Ghioni ma sposato, in parte, anche dall’ospite politico, Mario Baccini. Secondo l’ex ministro della Funzione Pubblica, infatti, con l’avvento del mondo internet e con lo strapotere di chi fornisce servizi web gratuiti in cambio di pezzetti della privacy dell’utenza (è stato citato Google, ma sono tanti), c’è il rischio che qualcuno possa guidare l’opinione pubblica e indirizzare in quel modo il consenso. Sono convinto assolutamente del contrario. Attualmente, con lo strapotere della televisione su tutti gli altri media, succede che, come diceva Ghioni citando Goebbels, “una bugia ripetuta sette volte diventa una verità“.

Con l’avvento di un mass-media più democratico, invece, si inserisce nel meccanismo di gestione e divulgazione della notizia l’interazione tra utenti e gestori  del mezzo, con maggiori possibilità di spezzare, quando nasce, la catena di falsità. Per questo, pur da giornalista tradizionale, ho sempre avuto un approccio molto curioso nei confronti di Internet: la mia professione mi impone di verificare sempre quel che scrivo, ma anche in buona fede, a volte, la bufala ci scappa. Ben venga allora il lettore attento che me la segnala, permettendomi o di correggere un errore o di fare ulteriori verifiche e approfondimenti. Questo farà di me sicuramente un professionista migliore. Ieri, ho detto anche questo.

Una cosa ancora: dopo circa due ore di dibattito, Ghioni  ha definito il suo libro ‘un manuale di consapevolezza dei rischi che si corrono nell’uso di Internet e delle nuove tecnologie”. Sono perfettamente d’accordo con questa definizione. Letto in quest’ottica, Hacker Republic rende un ottimo servigio a chi vuole farsi un’idea dei rischi che si corrono affacciandosi sul web in maniera inconsapevole’. Invito quindi ad approfondire, senza però lasciarsi troppo spaventare da alcune immagini evocate nel volume.

2 comments

  1. Lara

    gran bell’intervento Giò, anch’io la penso come te su quella che definirei ignoranza e non stupidità. Sembra però che l’autore, dall’alto della sua cattedra, preferisca pensare che “o si nasce imparati…o stupidi”. E con una premessa del genere difficlmente acquisterò questo libro…

  2. Giorgio Caroli

    @Lara: invece io ti consiglio di leggere comunque il libro. Perchè ci sono dei buoni spunti… e poi, per non essere d’accordo con qualcuno, bisogna ascoltare o leggere tutto… mai estrapolare cose dette e scritte dal contesto. Per questo il sunto automatico di Word, purtroppo, non ha mai funzionato!!! Lol

No trackbacks/pingbacks

Leave a comment

You can use the following tags: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>