Inaugurazione anno giudiziario 2010
sabato, 30. gennaio 2010 - 7:59 pm
Qui trovate un mio articolo… Su Virgilio, per problemi di template, appare tronco. Di seguito posto il pezzo completo, così, tanto per far vedere che anche noi delle agenzie stampa ogni tanto scriviamo qualcosa che va oltre al ‘lo ha detto’…
Il pezzo completo:
Giustizia/ Alfano cambia marcia: Anm isolata, meglio parlare con la base
Il Guardasigilli:conta chi sta in trincea. Palamara: “siamo compattti”
L’Aquila, 30 gen. (Apcom) – Le cerimonie di inaugurazione dell’anno giudiziario, ieri in Cassazione e oggi alla Corte d’Appello dell’Aquila, non hanno segnato soltanto la ripresa dell’attività tribunalizia, ma hanno anche visto la messa in opera di una nuova strategia nella gestione del confronto con le toghe da parte del ministro della Giustizia Angelino Alfano. Facendo leva sul fatto che svariati magistrati non hanno aderito alla protesta dichiarata dal sindacato e che non si sono alzati durante l’intervento dei rappresentati del governo alle varie cerimonie, Alfano spiega, in una Coppito imbiancata dalla neve, che “l’Anm è divisa e che le molte defezioni alla protesta, elemento che non si era mai registrato prima, stanno a significare che si tratta di un’iniziativa che non ha una motivazione forte, ma che serve soltanto alle correnti organizzate della magistratura a far sentire la propria voce prima dell’elezione del nuovo Csm”, prevista per luglio.
Poco importa che ieri magistrati non abbiano lasciato l’aula magna del Palazzaccio per rispetto del presidente della Repubblica e che oggi all’Aquila siano rimasti seduti perché è brutto inscenare proteste quando si commemorano 308 morti in una catastrofe che ha un’unito l’intera penisola: Alfano, da buon politico, vede lo spiraglio e ci si butta. E lo ’spiraglio’ altro non è che trattare la magistratura organizzata né più né meno come un partito politico d’opposizione: togliere cioè all’Anm il ruolo di rappresentate di un’intera categoria costituzionalmente tutelata e farla diventare soltanto espressione di “quella minoranza che si riconosce nelle correnti”, che si iscrive e che vota. Non solo: si può anche cercare di far diventare il Csm simile a un ‘governo ombra’ espresso da una coalizione di partiti di opposizione, che hanno certo diritto di tribuna, ma che alla fine maggioranza non sono e che dovrebbero, di conseguenza, ’stare ai detti’.
Tratteggiata così, la strategia sembra brutale, ma in realtà il ragionamento è fine: “queste giornate sul campo – chiosa il Guardasigilli in uno dei suoi rari ‘a margine’ con le telecamere, proprio oggi all’Aquila – mi ha dato lo spunto per un nuovo modo di affrontare l’emergenza arretrato della giustizia”. Ovvero, bypassare i vertici delle toghe e parlare direttamente con “i capi delle corti d’Appello e delle procure generali, magistrati che dalla trincea possono dare spunti migliori di quelli che scaturiscono dai dialoghi romani, anche da quelli con l’Anm”. Insomma, fare campagna elettorale sul territorio, uomo per uomo, collegio per collegio, pardon, circoscrizione per circoscrizione e cercare di tirare dalla parte dell’esecutivo il maggior numero di magistrati possibile.
Ecco quindi Alfano promettere appoggio incondizionato a che “lavorerà per accertare le responsabilità umane dietro alle morti causate dal terremoto” e lodare il presidente della Corte aquilana Canzio per le critiche avanzate al processo breve. “se lo dice un magistrato di trincea impegnato in un ufficio che funziona – è il ragionamento – significa che forse può aver ragione”. Stesso discorso per gli uomini e i mezzi chiesti a gran voce da tutti: disponibilità ad aprire i cordoni della borsa, ma soltanto se ci si rivolge al ministro, che “non è un nemico dei magistrati”, ma che ha il “compito costituzionale di organizzare il servizio giustizia”, così come il Parlamento è “l’unico titolato a fare le leggi a cui la magistratura è sottoposta”.
Difficile, per la magistratura organizzata, ribattere. i magistrati in tutta Italia, provano a uscire in in massa, in silenzio, toga nera sulle spalle e Costituzione in mano, dalle aule dove si inaugura l’anno giudiziario. Rivendicano di essere “uniti e compatti” nella protesta, di “parlare con una voce da Milano a Palermo” per esprimere tutto il loro “disagio” per la politica del governo. Denunciano che la giustizia non funziona, eppure nessuna riforma “vera” viene messa in campo, solo leggi “distruttive”, come quella del ‘processo breve’, “devastante”; niente risorse per uffici giudiziari “al collasso” e prossimi alla “paralisi”. Il tutto, accompagnato da “attacchi e aggressioni” continue, a cominciare da quelli del presidente del Consiglio.
Una protesta “composta ma ferma”, rivendica alla fine il leader dell’Anm Luca Palamara, per il quale “c’è stata una adesione massiccia: è stato dato un segnale di dissenso, non ad una persona ma contro una politica”. Anche il Pg della Cassazione, Vitaliano Esposioto, prova a dare una mano, precisando che da lui, ieri, non sono arrivate affatto aperture sul processo breve, che è resta una legge brutta. Stesso concetto espresso anche da Canzio, ma Alfano ormai è magnanimo: “le critiche che sono accompagnate anche dal riconoscimento di alcune cose buone fatte dal governo – dice – sono credibili, quelle cieche dell’Anm no”.
E poi, le critiche non vengono solo dall’Anm: da settimane, le mailing list dei magistrati, quelle dove la base si confronta, sono piene di messaggi che invitano alla rivolta civile e che si scagliano contro le leggi ad personam del governo. Ma Alfano, evidentemente, sa anche questo, solo che nella gestione dello scontro tira a ignorarlo, sottolineando, con il solito sorriso gentile e i modi garbati che lo contraddistinguono, gli applausi e il consenso che comunque, quando esce in pubblico, non gli mancano quasi mai.

















